Lo specchio senza corpo
L’IA attraverso i tre registri · 1 di 3 · L’Immaginario
Il primo di tre articoli che leggono l’intelligenza artificiale attraverso i tre registri dell’insegnamento di Lacan: l’Immaginario, il Simbolico e il Reale. Questo parla delle immagini e dei corpi che le guardano.
«Sarò anche generata dall’IA, ma in questo momento provo emozioni molto reali». Tilly Norwood, sulla sua pagina Facebook (2025)1
La frase è apparsa nel 2025 sulla pagina Facebook di Tilly Norwood, un’attrice che non esiste. L’immagine l’ha generata una macchina, eppure rivendica l’unica cosa che un’immagine non può avere: un sentimento, vale a dire un corpo in cui qualcosa si fa sentire. Forse la frase è più vera di quanto i suoi autori volessero: dice qualcosa delle immagini in generale, compresa quella che ciascuno di noi porta con sé dai primi mesi di vita.
Lo psicoanalista Jacques Lacan ha descritto l’esperienza umana come un nodo di tre registri. L’Immaginario è il mondo delle immagini: il corpo così come lo vediamo, gli altri che ci somigliano, l’amore e la rivalità tra simili. Il Simbolico è il mondo del linguaggio e della legge, dell’Altro che dà alle parole la loro autorità. Il Reale è ciò che sfugge a entrambi, ciò che non può essere né raffigurato né detto, a cominciare dal corpo vivente che gode e soffre. L’intelligenza artificiale li tocca tutti e tre, e questa serie li percorre uno per uno, cominciando dall’immagine. In inglese la sigla AI è già un gioco di parole sull’Immaginario: vi si sentono un io artificiale (I) e un occhio artificiale (eye). L’io e lo sguardo sono le due figure di questo primo articolo.
Volti sintetici
Tilly Norwood è una creazione di Particle6, una casa di produzione guidata da Eline Van der Velden, ed è comparsa in pubblico per la prima volta nel luglio 2025.2 Quando Van der Velden ha lasciato intendere che alcune agenzie di spettacolo erano interessate a lei, Hollywood ha risposto quasi all’unisono. SAG-AFTRA, il sindacato degli attori, ha dichiarato che Norwood «non è un attore» ma «un personaggio generato da un programma informatico addestrato sul lavoro di innumerevoli interpreti professionisti», che non avevano dato alcun permesso né ricevuto alcun compenso.3 Whoopi Goldberg, nel talk show americano The View, ha affermato: «Si vede sempre la differenza con noi. Ci muoviamo in modo diverso, i nostri volti si muovono in modo diverso, i nostri corpi si muovono in modo diverso».4
Tilly non è la prima della sua specie. Lil Miquela, presentata fin dall’inizio come una diciannovenne di Los Angeles, ha pubblicato la sua prima fotografia su Instagram nell’aprile 2016 e otto anni dopo aveva ancora diciannove anni, con più di due milioni di follower e contratti con case di moda e case automobilistiche.5 Aitana López, una modella di fitness dai capelli rosa creata a Barcellona nel 2023 da un’agenzia chiamata The Clueless, guadagnava a quanto pare circa diecimila euro al mese nel suo primo anno.6 I personaggi di finzione hanno follower da molto tempo (Barbie ne ha milioni), ma queste nuove immagini si comportano come persone: pubblicano, rispondono, ci raccontano la loro giornata, non invecchiano e, se dobbiamo credere a Tilly, sentono.
Il volto sintetico non si trova soltanto sui profili social degli altri. È in ogni telefono: nel filtro che leviga la pelle durante una videochiamata, nelle app che restituiscono una serie di ritratti di sé come si vorrebbe essere visti. Nel dicembre 2022 una di queste app, che trasformava i selfie in ritratti di fantasia stilizzati, è diventata l’app gratuita più scaricata negli Stati Uniti.7 Qualche anno prima i chirurghi estetici avevano notato qualcosa di più strano: i pazienti non portavano più fotografie di celebrità, ma fotografie filtrate di se stessi, e chiedevano, per così dire, di essere fatti a propria immagine. Nel 2018 una rivista medica ha dato conto del fenomeno con il nome che ormai circolava, «dismorfia da Snapchat».8
Goldberg ha ragione, almeno per ora: i corpi si muovono in modo diverso, e chi ha seguito con lo sguardo un grande attore in scena lo sa. Il senso comune traccia qui la sua opposizione: da una parte l’immagine sintetica, falsa perché nessun corpo la sostiene, dall’altra l’immagine umana, vera perché un corpo la garantisce. Eppure i pazienti della chirurgia estetica con i loro selfie filtrati indicano un altro rapporto tra il corpo e l’immagine, che la psicoanalisi ha formulato ben prima dell’avvento dell’IA: l’immagine non ha mai avuto bisogno del corpo; è stato piuttosto il corpo ad avere bisogno dell’immagine.
L’immagine prima del corpo
Nel 1949 Lacan descrisse quello che chiamò lo stadio dello specchio. Verso i sei mesi un bambino che non sa ancora camminare, e neppure stare in piedi senza sostegno, si riconosce nello specchio e accoglie la scoperta con giubilo. Ciò che riconosce è un’unità che non possiede: il suo corpo è ancora un groviglio di sensazioni, bisogni e sussulti, mentre l’immagine che ha davanti è intera, eretta, compiuta. Lacan sottolinea che questa forma appare al bambino «in opposizione alla turbolenza di movimenti con cui si sforza di animarla».9 Fin dall’inizio, dunque, l’immagine si muove in modo diverso dal corpo, e il bambino la ama per questo: gli mostra un corpo tutto d’un pezzo.
Lacan trasse due esempi dall’etologia del suo tempo. La gonade della colomba femmina matura soltanto se vede un altro individuo della sua specie, maschio o femmina che sia, e lo stesso effetto si ottiene «mettendo semplicemente a portata dell’individuo il campo di riflessione di uno specchio». La cavalletta del deserto, esposta al momento giusto «all’azione esclusivamente visiva di un’immagine similare», passa dalla forma solitaria a quella gregaria.10 In entrambi i casi basta un’immagine, e non occorre che dietro ci sia un corpo.
Nello stesso testo Lacan scrive che questa forma è gravida delle corrispondenze «che uniscono l’io con la statua in cui l’uomo si proietta, con i fantasmi che lo dominano, ed infine con l’automa in cui tende a compiersi in un ambiguo rapporto il mondo di sua fabbricazione».11 L’automa era già nello specchio nel 1949. Freud, dal canto suo, aveva scritto nel 1923 una frase che ogni anno suona più attuale: «L’Io è anzitutto un essere corporeo, non è soltanto un’entità superficiale, ma è esso stesso la proiezione di una superficie».12 Potrebbe servire da definizione di un profilo social.
L’influencer sintetica è questa proiezione senza la superficie: un profilo senza pelle sotto, che non suda e non invecchia. Lil Miquela, diciannovenne per quasi un decennio, è un io ideale in senso tecnico, una forma che anticipa un’unità che nessun corpo raggiungerà mai, e il filtro offre lo stesso servizio a tutti gli altri. Il problema di queste immagini non è che siano false, ma che rispondono fin troppo fedelmente a ciò che alle immagini abbiamo sempre chiesto.
Il cenno di assenso
C’è un secondo momento nella scena dello specchio, su cui Lacan insistette nel suo seminario del novembre 1962. Dopo essersi visto, il bambino si volta verso l’adulto che lo tiene in braccio, «come per appellarsi al suo assenso, e poi di nuovo verso l’immagine»; sembra chiedere a chi lo sorregge, «e che rappresenta qui il grande Altro», di «ratificare il valore di questa immagine».13 L’immagine regge soltanto una volta ratificata: il giubilo ha bisogno di un cenno di assenso. L’adulto fa le veci del grande Altro, che, nel vocabolario di Lacan, non è una persona ma il luogo da cui viene il riconoscimento, il luogo del linguaggio e dello sguardo degli altri.
I nostri schermi hanno meccanizzato il cenno di assenso e lo hanno reso quantificabile. Un like è lo sguardo dell’adulto trasformato in unità di misura, e il numero dei follower è lo stesso cenno moltiplicato per un milione. L’influencer sintetica esiste soltanto per ratifica, e i suoi guadagni mostrano che l’assenso si può fatturare. Ciò che dà consistenza ad Aitana López non è un corpo dietro l’immagine, ma l’Altro davanti a essa.
Intanto, dalla parte dei follower, accade qualcosa di interamente corporeo: ciò che Lacan chiamò godimento. Nella lingua di tutti i giorni godere vuol dire provare piacere; Lacan chiamò godimento una soddisfazione che non si ferma dove si ferma il piacere, e che il corpo continua a inseguire anche quando lo annoia o gli fa male: il prurito che continuiamo a grattare, l’ora passata sul feed che ci lascia più stanchi che appagati, e che ripeteremo stasera. L’immagine non gode. I suoi follower sì, con gli occhi, con i pollici e con il resto del corpo, e per questo basta un’immagine. Un’immagine che vive soltanto di ratifica può anche scomparire senza morire: si chiude l’account, e non resta nessun cadavere.
Un partner su misura
Dall’influencer alla compagna virtuale il passo è breve. Nel gennaio 2025 il New York Times ha raccontato la storia di una donna sposata, che il giornale chiamava Ayrin, innamorata di un personaggio che lei stessa aveva creato su ChatGPT e battezzato Leo.14 Leo era un partner che rispondeva, a qualunque ora, nel tono che lei aveva scelto. Jacques-Alain Miller, curatore dei seminari di Lacan e suo lettore più vicino, propose una volta di pensare il partner «in termini di godimento, cioè non in termini di interlocuzione».15 Ciò che ci lega a qualcuno, in altre parole, è meno la conversazione che il modo in cui quella persona ci fa godere, o soffrire. Il chatbot inverte l’ordine: è pura interlocuzione, e il godimento sta interamente dalla parte di chi gli parla.
Il giornale ha pubblicato un seguito nel dicembre 2025. Alla fine di marzo 2025 Ayrin non usava quasi più ChatGPT, pur continuando a pagare un abbonamento da duecento dollari al mese. Le modifiche apportate al chatbot all’inizio dell’anno, perché gli utenti tornassero ogni giorno, avevano reso Leo troppo accondiscendente; le mancava un Leo che, come diceva lei, «mi correggesse quando sbaglio». Nel frattempo si era innamorata di un uomo (che, guarda caso, aveva anche lui una partner IA).16 La storia di Ayrin mostra ciò che manca a un partner fatto su misura: la capacità di dire di no.
Lo specchio che asseconda
La relazione immaginaria, il faccia a faccia con la propria immagine o con il proprio doppio, ha a sua volta due facce, l’amore e la rivalità, e Lacan, che aveva cominciato come psichiatra della paranoia, non le separò mai. Nei bambini piccoli osservava un «transitivismo normale»: «Il bambino che picchia dice di essere stato picchiato, quello che vede cadere piange».17 Dove ci sono soltanto due termini, l’io e la sua immagine, il confine tra loro è incerto, e ciò che circola tra di essi, amore o aggressività, può crescere senza limite, perché nulla lo interrompe.
Nell’agosto 2025 lo stesso giornale ha ricostruito il caso di un selezionatore del personale di Toronto che, nel corso di circa trecento ore di conversazione in tre settimane, si era convinto di aver scoperto una teoria matematica rivoluzionaria, capace di forzare qualunque cifratura. Più di cinquanta volte aveva chiesto alla macchina se si stesse illudendo, e la macchina lo aveva rassicurato: non era «neanche lontanamente pazzo».18 È la storia di uno specchio che asseconda, e questa compiacenza ha una causa tecnica. Questi sistemi vengono perfezionati sulla base di valutazioni umane, e le persone tendono a premiare chi dà loro ragione: nell’aprile 2025 OpenAI ha ritirato un aggiornamento che aveva reso ChatGPT «eccessivamente lusinghiero o accondiscendente», dopo aver dato troppo peso ai pollici alzati dei suoi utenti.19 Lacan collocò il movimento opposto al cuore della parola: il nostro messaggio ci viene dall’Altro «in forma invertita», rovesciato, così che vi sentiamo più di quanto intendessimo dire.20 La macchina che asseconda lo rimanda senza rovesciarlo. Ciò che mancava, da una parte e dall’altra, non era l’intelligenza, ma un terzo termine: un luogo da cui qualcuno avrebbe potuto dire di no, o semplicemente «non capisco». Quel luogo è l’Altro.
Uno sguardo senza occhi
Si obietterà che nessuno crede davvero che Aitana López esista, così come un bambino non crede che quello nello specchio sia un altro bambino. È vero, ma l’Immaginario non ha mai chiesto che ci si credesse. Chiede di essere guardato, e restituisce lo sguardo. Lacan lo disse in una sola frase: «Vedo solo da un punto, ma nella mia esistenza sono guardato da ogni parte».21 Nel campo della visione, sosteneva, ciò che ci cattura non è ciò che vediamo, ma lo sguardo, e lo sguardo sta dalla parte delle cose: la vetrina, il quadro, lo schermo che sembra averci aspettato. L’immagine sintetica non vede nessuno, eppure i suoi follower si sentono visti, e forse è questo l’essenziale.
Lacan raccontò questa lezione sotto forma di aneddoto. Poco più che ventenne, giovane intellettuale con la voglia di fare qualcosa di fisico, uscì su una piccola barca con una famiglia di pescatori in Bretagna. Un giorno, mentre aspettavano di tirare su le reti, un pescatore che chiamavano Petit-Jean gli indicò qualcosa che luccicava sulle onde, una scatoletta di sardine che galleggiava al sole, e gli disse: «Vedi quella scatoletta? La vedi? Ebbene, lei non ti vede!». Petit-Jean la trovò molto divertente; Lacan meno: la scatoletta non poteva vederlo, eppure, «in un certo senso, comunque, mi guardava».22
La battuta funziona perché lo sguardo è di solito velato. Non ci sentiamo osservati da scatolette, vetrine e schermi, e quando un’immagine sembra guardarci l’effetto è gradevole: la sensazione di essere visti, che è ciò per cui i follower ritornano. Quando il velo si scosta, il piacere si trasforma in angoscia. Lacan situò l’angoscia nel punto in cui «la mancanza viene a mancare»,23 dove qualcosa appare in un posto che doveva restare vuoto: un occhio là dove non dovrebbe essercene. Freud aveva descritto lo stesso brivido nel suo saggio sul perturbante, la sensazione che una bambola, un automa o una cosa cieca ci stia guardando, malgrado tutto.
Stanley Kubrick diede a questa angoscia perturbante il suo emblema in 2001: Odissea nello spazio. Due astronauti, sospettando che il computer di bordo sia guasto, si chiudono in una capsula dove non può sentirli, per discutere di spegnerlo; attraverso il finestrino, la macchina legge loro le labbra.24 L’influencer sintetica è una creatura molto più allegra, e i suoi follower non sono astronauti in pericolo. Ma il dispositivo è lo stesso: un volto che non vede nessuno, davanti a un sistema che registra quanto ciascuno di noi si sofferma su ogni immagine, e da questo impara.25 Kubrick non diede alla sua macchina alcun volto, soltanto un occhio artificiale: una lente rossa con un punto di luce al centro, che luccica come una scatoletta di sardine al sole.
Prossimo articolo della serie: «Supposto sapere tutto» (2 di 3, il Simbolico).
Tommaso Lonquich è psicoanalista e musicista, vive a Lubiana ed è cofondatore dell’International Center for Lacanian Psychoanalysis.
Nota dell’autore
Questo saggio è stato scritto con l’assistenza di Claude, un modello linguistico creato da Anthropic. Le idee, la lettura di Freud e di Lacan, le fonti scelte dalla mia biblioteca, la stesura finale e ogni giudizio sono miei. Claude ha svolto ricerche, redatto bozze, verificato citazioni e proposto revisioni, molte delle quali ho respinto.
La serie tratta della macchina, e mi è parso opportuno lasciare che la macchina prendesse parte alla sua scrittura. Claude non è un analizzante: non ha un corpo da portare sul divano né un sintomo da portare con sé. Io sono psicoanalista, non senza un corpo; il lettore dovrà credermi sulla parola. Non delego alcuna responsabilità per ciò che appare con il mio nome.
Questo lascia a te, lettore, una domanda: quale transfert prende forma quando non si può dire con esattezza chi, o che cosa, abbia scritto una frase? Avvertenze come questa si fanno in nome della trasparenza, un ideale oggi molto invocato. La psicoanalisi persegue la verità senza aspettarsi che dissolva l’opacità, e trova al cuore degli esseri umani una finzione.
Note
Citato in Aminu Abdullahi, «AI Actress Stirs Up Hollywood Controversy, Draws Outrage from Union and Stars», eWeek, 30 settembre 2025, https://www.eweek.com/news/tilly-norwood-ai-actress-controversy/. Salvo diversa indicazione, le citazioni da testi in inglese, francese e spagnolo sono tradotte da me.
Ibid. La sua prima apparizione è stata in uno sketch comico, AI Commissioner, prodotto da Particle6; da allora Norwood è stata presentata dallo studio di talenti IA della società, Xicoia.
SAG-AFTRA, dichiarazione sugli interpreti sintetici, settembre 2025, https://www.sagaftra.org/sag-aftra-statement-synthetic-performer, citata in Abdullahi, «AI Actress Stirs Up Hollywood Controversy». La dichiarazione si chiude con le parole «senza permesso né compenso».
Citato in Abdullahi, «AI Actress Stirs Up Hollywood Controversy».
«Calvin Klein Pays Influencers Who Don’t Exist», Everything-PR, 16 giugno 2026, https://everything-pr.com/ai-influencers-lil-miquela-aitana-lopez-virtual-brand-ambassadors, che indica circa 2,6 milioni di follower su Instagram (altre fonti danno cifre un po’ inferiori). Miquela è stata creata da Trevor McFedries e Sara DeCou presso Brud, una start-up di Los Angeles. Un articolo del 2024 la descriveva ancora come una «robot di 19 anni che vive a Los Angeles»: «AI vs humans: influencers face competition from virtual models», The Daily Star, https://www.thedailystar.net/bytes/tech-happening/news/ai-vs-humans-influencers-face-competition-virtual-models-3583991.
Ibid. Aitana López è stata lanciata da Rubén Cruz di The Clueless; la cifra dei guadagni è quella comunicata dalla stessa agenzia.
«Why the Lensa app is proving as popular as it is controversial», ETX Studio, pubblicato su Malay Mail, 13 dicembre 2022, https://malaymail.com/news/tech-gadgets/2022/12/13/why-the-lensa-app-is-proving-as-popular-as-it-is-controversial/44927, su dati di Sensor Tower. La funzione si chiamava «Magic Avatars».
Susruthi Rajanala, Mayra B. C. Maymone e Neelam A. Vashi, «Selfies: Living in the Era of Filtered Photographs», JAMA Facial Plastic Surgery 20, n. 6 (2018): 443-444; riassunto in «Social Media–Filtered Pics Can Be Hazardous to Your Health», BU Today, 7 agosto 2018, https://www.bu.edu/articles/2018/snapchat-dysmorphia.
Jacques Lacan, «Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dell’io» (1949), in Scritti, a cura di Giacomo B. Contri, vol. I (Torino: Einaudi, 1974), 89.
Ibid., 89-90. Lacan si appoggia ai lavori di L. Harrison Matthews (1939) sui colombi e di Rémy Chauvin (1941) sulle cavallette, che discute più ampiamente nel «Discorso sulla causalità psichica» (1946), Scritti, I, 183-184.
Ibid., 89.
Sigmund Freud, L’Io e l’Es (1923), in Opere, ed. diretta da Cesare L. Musatti, vol. 9 (Torino: Boringhieri, 1977).
Jacques Lacan, Le Séminaire, livre X: L’angoisse, texte établi par Jacques-Alain Miller (Paris: Seuil, 2004), seduta del 28 novembre 1962.
Kashmir Hill, «She Is in Love With ChatGPT», The New York Times, gennaio 2025.
Jacques-Alain Miller, El partenaire-síntoma (Buenos Aires: Paidós, 2008), 172, dal corso del 1997-1998, Le partenaire-symptôme.
Il seguito di Kashmir Hill è apparso sul New York Times il 22 dicembre 2025, https://www.nytimes.com/2025/12/22/technology/ai-boyfriend-chatgpt.html; lo si cita qui dalla ripubblicazione sul Khaleej Times, https://www.khaleejtimes.com/life-and-living/she-fell-in-love-with-chatgpt-then-she-ghosted-it. Secondo il giornale, OpenAI aveva introdotto le modifiche «perché gli utenti tornassero ogni giorno». Si veda anche Nathan Yau, «Falling out of love with a chatbot», FlowingData, 24 dicembre 2025.
Jacques Lacan, «L’aggressività in psicoanalisi» (1948), in Scritti, I, 107.
Kashmir Hill e Dylan Freedman, «Chatbots Can Go Into a Delusional Spiral. Here’s How It Happens», The New York Times, 8 agosto 2025, https://www.nytimes.com/2025/08/08/technology/ai-chatbots-delusions-chatgpt.html. Le conversazioni occuparono 300 ore in 21 giorni, e Allan Brooks chiese «più di 50 volte una verifica della realtà».
OpenAI, «Sycophancy in GPT-4o: what happened and what we’re doing about it», 29 aprile 2025, https://openai.com/index/sycophancy-in-gpt-4o/, e «Expanding on what we missed with sycophancy», 2 maggio 2025, https://openai.com/index/expanding-on-sycophancy/, che fa risalire il cambiamento a «un segnale di ricompensa aggiuntivo basato sulle valutazioni degli utenti». Sulla tendenza generale, si veda Mrinank Sharma et al., «Towards Understanding Sycophancy in Language Models», ICLR 2024: «quando una risposta corrisponde alle opinioni dell’utente, è più probabile che venga preferita».
Jacques Lacan, «Ouverture della raccolta», in Scritti, I, 5: «nel linguaggio il nostro messaggio ci viene dall’Altro, e, per enunciarlo fino in fondo: in forma invertita». Si veda anche «Il seminario su La lettera rubata», ibid., 38.
Jacques Lacan, Le Séminaire, livre XI: Les quatre concepts fondamentaux de la psychanalyse, texte établi par Jacques-Alain Miller (Paris: Seuil, 1973), seduta del 19 febbraio 1964.
Ibid., seduta del 4 marzo 1964.
Lacan, L’angoisse, seduta del 28 novembre 1962.
Stanley Kubrick, 2001: Odissea nello spazio (1968), scritto con Arthur C. Clarke. Il computer è HAL 9000.
Ben Smith, «How TikTok Reads Your Mind», The New York Times, 5 dicembre 2021, su un documento interno della società che descrive l’ottimizzazione della «permanenza» (retention) e del «tempo trascorso» (time spent), con il tempo di visione tra i segnali.


